Horror-Economic ad Annozero

20 marzo 2011
By Luciano Priori Friggi
Tremonti

Tremonti

Eugenio Scalfari e Giulio Tremonti alla trasmissione di Santoro. Naturalmente l’argomento e’ l’economia. Apparentemente nessuno meglio di loro avrebbe potuto farlo, ma c’e’ qualche sorpresa.

Tremonti, ancora lui, ma non solo lui. Ieri (cioe’ il 10 marzo) e’ andata in onda su Annozero l’economia degli orrori. Non c’era un economista vero, e per vero intendo uno che non sia keynesiano o austriaco, perche’ comunque spruzzi di queste due “scuole” non mancano mai quando inviti politici o pseudoeconomisti.

Come e’ capitato ieri quando i peana sulle tasse, mascherati di volta in volta da interventi straordinari, non importa se contro la speculazione o per lavori straordinari collettivi, o sparate sulle banche centrali, intercalati da stupidaggini sulla moneta, ecc., non mancano mai in questi contesti. Trattero’ meglio questi argomenti nel blog di economia, qui voglio dire solo che la specializzazione in questa Italia lottizzata da politici e giornalisti (a volte mancati politici con l’aspirazione di esserlo, a volte ex-politici veri e propri, e via discorrendo) non conta piu’ niente. E allora hai l’economia degli orrori, diretta conseguenza in primo luogo dell’economia degli errori.

Da gente che non sa nulla di quello che dice, non avendo altro in testa che argomenti orecchiati qua e la -ed e’ normale non essendo specialisti- come riferimento e non studi sistematici, per i quali non ci vogliono anni, ma decenni (e si rimane con il dubbio, ma almeno si sa cio’ di cui si parla) che cosa aspettarsi? Immagino poi la confusione nel pubblico, a sua volta meno preparato di quelli che ascolta. Alla fine hai i mostri, il videogame, ma non quelli evocati da Tremonti in trasmissione, ma quelli creati da loro.

Voglio solo ricordare che Tremonti continua a citare la Bibbia, il ’29, l’ ’89, ecc., per poi concludere con le solite tirate contro le banche e contro la globalizzazione, con gli scontati accenni alla Tobin tax e porcheria simile. Sull’origine reale della crisi, che e’ reale e non finanziaria, neppure una parola. Ma dubito che questo non lo sappia, solo che gli fa gioco.

Quel che e’ certo e’ che in generale Tremonti erra anche perche’ non sa, come testimonia una sua famosa intervista al Corriere della Sera in cui affermava, con la candida presunzione dell’ignorante, che nel ’29 non c’erano la Fed e la Bce, mentre oggi sì. Non solo ogni studioso della materia alle prime armi , ma ogni studente universitario che abbia avuto tra le mani un manuale qualsiasi di politica economica, anche il piu’ scalcagnato, vi raccontera’ della crisi del ’29 in modo piu’ appropriato del prof. Tremonti, perche’ avra’ letto che la Fed fu creata ben prima del ’29, esattamente nel 1913 proprio per combattere le crisi di tipo finanziario.

Ma gli orrori non finiscono qui, un altro dei presenti, Eugenio Scalfari -che tra un New Deal (quello del mito, non quello effettivo, di dimensioni modeste e fallimentari) e un Prodi propone una tassa, come c’era da aspettarsi- che fa? Innanzitutto dice che ha criticato tante volte Tremonti e che lui non gli ha mai fatto l’onore di rispondere e “forse questa sera dovra’ “, “del resto e’ l’occasione giusta, diciamo”, interloquisce Santoro; al che Tremonti, cavalleresco, “per lei naturalmente, eh!”. “Per lei in che senso?”, risponde un sorpreso Scalfari. Per noi “lettori”, diciamo, tenta il rappezzatore  Santoro. Finalmente Scalfari capisce, ma lasciamo stare il resto. Ecco a che cosa avrebbe dovuto rispondere Tremonti.

Scalfari cita anche lui il ’29, e che dice? Testuale “Intanto farei una piccola obiezione di carattere storico… il ministro conosce benissimo e tutti sappiamo  cosa fu la crisi del ’29 che divento’ poi da una crisi  di borsa una crisi di sottoconsumo e di inflazione vertiginosa in Europa due anni dopo perche’ la crisi divento’ mondiale e in particolare europea nel ’31… “. Ora non so a che prezzi si riferisse Scalfari, ma discorrere della crisi del ’29-’33 in termini di inflazione (lasciamo stare il sottoncosumo che e’ un po’ piu’ controverso) non avevo ancora avuto mai occasione di ascoltarlo.

Quel che e’ certo e’ che l’occasione e’ persa anche questa volta perche’ credo che Tremonti non abbia risposto a Scalfari, ammesso che -viste le premesse- ne sapesse qualcosa in merito, del che dubito, ma e’ soprattutto persa perche’ le aziende se ne vanno dall’Italia, come testimoniato anche ieri sera, non tanto in Cina, ecc., ma ovunque, a cominciare dalla Svizzera, con un unico obiettivo, stare lontano dall’economia degli orrori, della tasse e della corruzione.

L. Priori Friggi (l_pf@yahoo.it)


Questi i commenti su borsaplus.com:
Madimarc on 11 marzo 2011 at 18:03
Moltissimo d’accordo, soprattutto sul fatto che si riescano a dire cose totalmente assurde senza essere corretti, tipo che la crisi del ’29 provocò inflazione, mentre è vero il contrario.

Quanto alle tasse, la cosa ridicola è che si discute di nuove tasse (patrimoniale) in un paese dove non tutti pagano le tasse normali, cioè quelle sui redditi.

Naturalmente, il fisco non si rassegna e chiede i soldi che mancano ai contribuenti onesti, che pagano quindi le tasse per se e per gli altri.

Su Tremonti, occorrerebbe dire che non è tanto un economista quanto un supercommercialista, anzi il principe dei commercialisti italiani. Se il nostro sistema tributario è un colabrodo, lo dobbiamo alla potente lobby delle lobbies, che ha mediato per decenni su tutte le leggine di benefici d’imposta che, come piranha, hanno eroso la base imponibile.

Sempre a lui, dobbiamo l’astuto utilizzo degli studi di settore (inizialmente concepiti come un rozzo metodo di indagini anti-evasori) in uno sconto implicito di imposta per gli autonomi più ricchi e più propensi al rischio.

La sua filosofia è quella del tax bargaining: stato e contribuenti trattano di fatto sull’aliquota di imposta, attraverso la determinazione e/o l’aggiornamento dei parametri degli studi di settore, il (spesso mancato) adeguamento all’inflazione (fiscal drag) e i parametri dei vari sconti di imposta (tipo Tremonti bis, Dual Income Tax ecc.).

Avendo contribuito in prima persona a mettere in piedi il più iniquo sistema di prelievo mai concepito in un sistema capitalistico, sa bene dove trovare all’occorrenza dei soldi in più per tappare eventuali buchi di bilancio (vedi per es. scudo fiscale). Conosce i suoi polli e sa come conservare l’assetto favorevole all’evasione e all’erosione senza compromettere i conti pubblici con misure una tantum.

Il risultato è un fisco mostro: tasse anormalmente alte su: 1. autonomi onesti o comunque costretti a dichiarare tutto; 2. dipendenti e pensionati; 3. famiglie con minori a carico.

Soprattutto, delle due categorie precedenti, tasse alte per redditi che in europa sono considerati medi o addirittura medio-bassi.

Nessun tentativo di bacchettare sulle dita il capo quando dice che il contribuente ha diritto ad evadere se le aliquote sono troppo alte. Ragionamento che giustifica l’evasione rovesciandone la logica: le tasse sono troppo alte non per gli evasori, ma per gli onesti. Di questi ultimi, né Tremonti, né in verità Visco si sono mai dati troppa pena.

LPF on 11 marzo 2011 at 23:29
Nonostante quello che potrebbe sembrare, io non sto giudicando male, in modo prevenuto, Tremonti o Scalfari, sto dicendo solo che si occupano, a volte, di cose che non conoscono e quindi dicono inevitabilmente assurdita’.

Sulle politiche fiscali non ho conoscenze sufficienti per giudicare nel merito molte delle cose che fa il ministro, certamente, conoscendo bene il settore finanziario posso dire che tante sue considerazioni sono semplicemente sbagliate.

Una cosa giusta pero’ Tremonti la dice, quando sottolinea l’importanza dell’economia reale, della fabbrica per capirci. Solo che poi non sono sicuro che faccia di tutto, o che sia in grado di farlo, data la situazione generale, anche se lo volesse, perche’ possa essere salvaguardata, tutelata, facilitata a svilupparsi e restare in Italia

LPF

plinio on 12 marzo 2011 at 01:22
per la verità Tremonti non è nè un economista nè un commercialista. E’ un giurista e per la precisione un tributarista (lui stesso ad onor del vero ha sempre detto di non essere un economista). Quanto alle cause della crisi non sono d’accordo con LPF. Sicuramente ci sono ragioni economiche (l’economia del resto è ciclica e certe cose prima o poi succedono), ma a mio avviso uno dei fattori più destabilizzanti, stranamente ignorato da tutti, risiede nel modo in cui sono impostati i bilanci delle imprese nei paesi anglosassoni. Se avete un minimo di cognizione di economia aziendale sapete la differenza che corre tra fair value e costo storico. E capirete perchè un sistema basato sul primo può essere estremamente pericoloso. Io mi terrei cento volte le vecchie norme del nostro codice civile che hanno funzionato benissimo per 50 anni.Ma ovviamente come tutte le cose buone abbiamo (hanno) deciso di mandarle in soffitta in cambio degli IAS che per ora hanno un’applicazione ancora limitata, ma tra qualche anno omologheranno le nostre imprese a quelle anglosassoni…e allora ne vedremo di tutti i colori.

LPF on 12 marzo 2011 at 11:20
A volte non essere un economista, sono il primo a dirlo, aiuta. Dopo Keynes la professione si e’ trasformata, e da ricerca delle cause e’ diventata soluzione dei problemi, con questo diventando non “politica”, nel senso che studia le scelte fatte o che si fanno in altri ambiti, ma nel senso che vuole buttarsi direttamente nella mischia, diventando cosi’ anch’essa tendenzialmente faziosa.

Interessante questa ipotesi del fair value e del costo storico. Andrebbe sviluppata in relazione alla causa della crisi, in ipotesi di mercati correlati.

Claudio on 12 marzo 2011 at 05:44
Quindi il problema di fondo in Italia è un problema morale?

Come si fa a cambiare la morale ed il senso civico nell’italiano medio se non ci sono esempi da seguire?

Bellissimo articolo ed ottimo commento di Madi..

LPF on 12 marzo 2011 at 11:28
Magari fosse solo morale, un bel Savonarola si trova sempre e sarebbe tutto risolto.

Pero, pero’, dia un’occhiata ai paesi a prevalenza protestante e vedra’ che la morale (intesa come interiorizzazione di comportamenti “sociali”) e’ diffusa, non gestita dall’alto a piacere, quindi non c’e’ alcun bisogno di un Savonarola. E quei paesi sono un Benchmark (un esempio spicciolo di tipo economico? il Bund, base dello spread) in diverse cosette di non poco rilievo.

horus on 12 marzo 2011 at 13:03
Vorrei segnalare questo commento di un giornale svizzero, Ticino:

… Il ministro si è sicuramente beccato una doccia di quelle che più gelide non potrebbero essere, quando un imprenditore italiano, durante un’intervista trasmessa in studio, ha esaltato la Svizzera (paese che notoriamente lui ama poco) lodandone le infrastrutture amministrative e logistiche e la fiscalità indiscutibilmente vantaggiosa e assicurando di volersi trasferire con la sua impresa, come numerosi predecessori e altre società italiane che stanno pianificando di emularli.

Per concludere, un appunto sui due personaggi intervistati e presentati come funzionari dell’amministrazione cantonale ticinese. Sebbene le informazioni che hanno dato sulle possibilità per una ditta italiana di trasferire l’attività in Svizzera fossero corrette, quel che ha lasciato qualche dubbio è stata la loro “autenticità”, considerato il loro linguaggio e i loro modi che tradivano una provenienza diversa da quella del nostro cantone.

Ermanno Mastrangelo on 18 marzo 2011 at 14:36
In verità, all’inizio (qualche anno fa) sono stato favorevolmente colpito dalle politiche economiche declamate dal Ministro Tremonti. Poi, con il trascorrere degli anni, sono emersi tutti i suoi limiti. Al di là delle “lezioni” di economia che di tanto in tanto tiene in favore dei media e degli ignoranti della materia, il “nostro” si é comportato come quel chirurgo che non sapendo dove intervenire per arrestare la cancrena, ha provocato la morte del paziente. E’ sicuramente una sua personale convinzione quella che considera contradditoria la necessità di contenere il deficit pubblico con adeguate politiche fiscali e di incentivazione alla ripresa economica.

Che dire delle modalità con cui tiene “sotto controllo” i conti pubblici ? E’ facile operare tagli trasversali anziché individuare i settori obiettivamente da ridimensionare (ad esempio, i suoi miracolosi interventi hanno dimenticato l’abolizione delle province e degli altri enti locali inutili, nonché la miriade di società di cui i ministeri, e in particolare quello da egli presieduto, rappresentano il socio unico o quello di maggioranza) e quelli strategici che vanno invece incentivati.

Evidentemente, la ricerca, l’istruzione, la salvaguardia dei beni culturali, le agevolazioni per le energie alternative, le incentivazioni all’occupazione dei giovani, un fisco più equo per le famiglie, sono settori da tagliare (guarda caso sono quelli più incentivati in gran parte dei paesi europei). Condivido del tutto il giudizio formulato nei suoi confronti da un (vero) economista italiano: “Tremonti sta gestendo egregiamente il declino dell’Italia”.

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