
il fatto quotidiano
Continua la pressione dei sostenitori di una tassazione della “speculazione” finanziaria per finalita’ etiche. Chi scrive ha riserve su tutto questo agitarsi che mette in campo politici, economisti e addetti etici. Nei giorni scorsi è apparso su borsaplus.com un articolo che riporto qui. L’occasione per scriverlo era nata dall’uscita su Il Fatto Quotidiano di un articolo a firma di Matteo Cavallito e Mauro Meggiolaro con argomento la Robin Hood Tax a commento di una manifestazione con ” Tiro alla fune” davanti a Montecitorio per reclamarne l’attuazione. Forse non e’ inutile ricordare che in Italia a proporre una simile tassa e’ stato lo stesso ministro Tremonti qualche anno fa, quando cavalcava demagogicamente la crisi dandone responsabilita’ alle banche. Il titolo dell’articolo lascia senza fiato: “togliere agli speculatori per ridare ai cittadini”. Togliere cosa? Soldi ovviamente.
Cio’ che proprio non va e’ che dei cittadini che operano a proprio rischio e pericolo sui mercati finanziari sono chiamati “speculatori”, li si rapina (il quantum non importa) con una nuova tassa e si danno questi soldi ad altri cittadini, rinominatisi per l’occasione societa’ civile (associazioni, ecc.). Una cosa riprovevole per qualsiasi economista della vecchia scuola e per qualsiasi liberale, fosse pure alle prime armi. Ma con il can can sulla crisi, attribuita a chi di colpe per la sua esplosione non ne ha proprio -avendo questa origine vera nell’economia reale e non in quella finanziaria- e’ un discorso che puo’ rischiare anche di passare.
Ora, lo abbiamo detto piu’ volte -e abbiamo polemizzato con i firmatari di un appello in questo senso di qualche tempo fa (tra cui l’economista Luigino Bruni)- la societa’ civile (associazionismo, ecc.) in un paese normale non vive di trasferimenti dello stato (comunque camuffati) ma di fondi volontariamente dati dai cittadini, come succede in America. In Italia la “societa’ civile” prende gia’ (dallo stato, perche’ sono soldi distratti dalla fiscalita’ generale) il 5 per mille, ma non basta, ci vogliono altri soldi e poi ce ne vorranno altri.
Ecco chi c’e’ dietro in Italia e cosa vuole: “Chiediamo ai leader europei di introdurre una tassa sulle transazioni finanziarie, capace di moderare gli eccessi delle speculazioni e di generare un gettito rilevante da utilizzare per finanziare le politiche sociali, il welfare, la cooperazione internazionale e la tutela dell’ambiente”, ha dichiarato Andrea Baranes, portavoce della campagna (“Campagna 005″), alla quale aderiscono una quarantina di associazioni, dalla Cisl a Banca Etica, da Cgil a Legambiente, Crbm, Oxfam e Azione Cattolica”. Hanno strutture, giornali, sono potenti, possono farcela.
I due autori dell’articolo sono attivi, a vario titolo, da tempo nel settore della finanza e della finanza etica (ma non ci sono informazioni al riguardo in fondo all’articolo, come, secondo me, si dovrebbe fare ogniqualvolta si tratta di giornalismo in cui c’e’ di mezzo anche dell’attivita’ professionale di tipo diverso e che ha a che fare con l’argomento trattato). Andrea Baranes, il portavoce dei manifestanti, come ci dice lui stesso “Lavora alla Campagna per la Riforma della Banca Mondiale in qualita’di responsabile per le campagne su banche private e finanza, collabora con la Fondazione Culturale di Banca Etica e il sito di informazione Osservatorio sulla Finanza“. Di solito sono cattolici.
Ma allora, verrebbe da chiedersi, perche’, in quanto cattolici, non si occupano di etica pubblica, di comportamenti pubblici di politici? Oggi, quando si chiede ad un cattolico di condannare certi comportamenti lesivi della dignita’ della funzione pubblica ti rispondono in genere con un devastante “Chi non ha peccato scagli la prima pietra”, poi pero’ ce li ritroviamo (a quale titolo, signori?) a chieder soldi ad altri cittadini per “colpe” oltretutto non proprie.
Luciano Priori Friggi
(l_pf@yahoo.it)
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